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Numerose testimonianze storiche collocano la presenza della nostra famiglia e dei nostri antenati sul territorio. Di particolare rilevanza, per la sua pertinenza con la tenuta "San Teodoro"
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l'articolo tratto da una locale e storica testata giornalistica, "L'Aurora". L'articolo è datato 07/04/1913. Nonostante esuli dal contesto e sia un pò lungo, lo riporteremo integralmente per la curiosità che potrebbe suscitare.

Ricordi della campagna di Russia 1812.
Un reduce della battaglia di Mosca e della Beresina ossia
Don Emmanuele Galano e la sua Casa

Mi ricordo di un.. latino, ma non so più di chi, il quale dice "et pius est Patriae facta referre labor", che io mi permetto tradurre "è pietà, rispetto filiale raccontare i fatti della Patria", anche perchè, nel caso presente, io un gran "labor" non sto certo facendo.
Dunque pietà filiale, specialmente quando i fatti sono belli, e quando li fanno conoscere a' presenti, che forse l'ignorano, i tipi più caratteristici, che ha dato la razza, dalla quale essi discendono...
E di tipi caratteristici, degni di esser ricordati, noialtri Cilentani ne abbiamo tanti! Tipi di agricoltori e di lavoratori, tipi di patriottismo e di eroismo e di sofferenze inaudite negli ergastoli e nell'esilio, e di valore addimostrato nei campi di Marsala e di Calatafimi, e tipi anche caratteristici prima per coraggio disciplina e resistenza, addimostrate "pugnando in estranee contrade", come diceva Leopardi! in tanti campi di battaglia "quasi affermazione solenne, in faccia al mondo, che il valore, lo spirito militare no, non era morto, nei figli di questa umile parte d'Italia" e poi virtù domestiche e civili, addimostrate dopo, in pace, nel governo della famiglia e nei rapporti sociali con tutti!
Parliamo p. es. dell'antica, nobile Famiglia GALANO DI COPERSITO. Quanti dei giovani déi tempi presenti sanno che quella casa là era un tempo tanto così signorilmente ospitale a tutti? Ospitale anche nel senso moderno della parola, perchè piena di cortesie, di gentilezze e di tratti squisitissimi... ma sopratutto caritatevole nel buon senso antico, perchè non c'era bisognoso, non c'era povero che, rivolgendo il passo a quella casa, non vi trovasse un soccorso, un refrigerio e se ne partisse senza benedizioni....
I vecchi, al par di me, debbono ricordarla quella casa, ma i Giovani che ne sanno? Quanti di essi sanno p. es. che in quella casa è vissuto un soldato autentico della grande EPOPEA NAPOLEONICA? Un reduce degli 8 mila Napoletani, che insieme agli altri 42 mila italiani, tra Liguri, Piemontesi, Toscani, Parmigiani etc. presero parte alla famosa e faticosa marcia della Grande Armèe, attraverso alla Russia? E alla grande vittoria di Mosca o di Berodino il 7 settembre 1812, dovuta principalmente a Murat, che comandava, con gli altri, appunto questi 8 mila Napoletani? Quanti sanno p.es. che furono proprio questi Cavalieri Napoletani fra i quali il nostro reduce, quelli che più strenuamente difesero, al passaggio della BERESINA, il ritorno, anzi più che il ritorno, la vita stessa di Napoleone I. dopo il disastroso incendio di Mosca?
Pochi lo credo, e forse nessuno! Eppure il fondatore, l'anima di quella casa, DON EMMANUELE GALANO come tutti lo chiamavano, era stato, ripeto, un reduce di quella grande disastrosa campagna di Russia del 1812, un soldato autentico che, al solo guardarlo, ti ricordava, nell'aspetto, nell'incesso e nei tratti, specie quando montava a cavallo, i tipi caratteristici dei Dragoni, degli Ussari, di tutti quei Guerrieri insomma letti o visti nelle istorie e nelle illustrazioni della Grande Epopea..
Ed egli era conscio e superbo di averne fatto parte, di aver avuto anche la sua parte di stenti, tormenti e pericoli, là fra i geli e le steppe della Russia. E spesso anche ne parlava, raccontando episodi ed aneddoti, come mi diceva un mio carissimo Zio, non ha guari scomparso; che tante volte con commozione e rispetto, li aveva sentiti dalla vibrante voce di lui..
Soldato prima, lavoratore dopo, gran galantuomo sempre, Egli moria come era vissuto; non fra le coltri, sul letto, ma si abbattè come si addiceva ad un soldato di quella tempra, sul campo... del suo lavoro, là presso il suo bel San Teodoro che, egli avea edificato! E la sua subitanea morte restò attoniti tutti, specie nojaltri ragazzi, e mi ricordo che quando accorremmo laggiù, insieme al popolo tutto commosso di TORCHIARA e COPERSITO, ci parve che fosse morto un Gigante!
Noi dunque abbiamo avuto un reduce di quella grande campagna di Russia del 1812, il cui centenario è stato celebrato l'anno scorso, a Mosca e dintorni dall'8 al 12 di Ottobre, con una serie di feste e grandiose commemorazioni alle quali prese parte anche una rappresentanza dell'Esercito Francese.
L'Italia però non vi prese parte personalmente con rappresentanze etc, perchè e chi lo sa! forse non le spettava, ma vi concorse indirettamente, con un libro, compilato ed illustrato dal nostro StatoMaggiore e presentato, in quell'occasione allo Zar stesso, perchè avesse compreso che 50 mila Italiani, che aveano combatutto, e combattuto a quel modo! che il libro gli indicava, in quella campagna della quale in quel momento si solennizzava il centenario, non era tanto facile cancellarli dalla storia e non tenerli... presenti!.
Però, dico io, che ne sa, che ne saprà il popolo di questo bel libro? Pel popolo grosso o piccino che sia, che non ha tempo di leggere, ci vorrebbero de' ricordi di pietra, di segni visibili e, direi quasi, tangibili, delle lapidi con brevi iscrizioni, e queste lapidi e queste iscrizioni, emananti come sprazzi di luce della storia, che esso non conosce, dovrebbero esser poste ed incise, dovunque fosse dato di trovare la casa, o per lo meno, il luogo natio di questi forti, eroici soldati, ne' quali, come al passaggio della Beresina par di rivedere i Legionari Romani, che combattevano e morivano per il loro Imperatore!...
Prevedo qui l'obbiezione, che mi si potrebbe fare a questo proposito, ma non posso rilevarla, perchè mi pare, con questa digressione, di essermi già fin troppo allontanato, dirò così, da quella Nobile Casa, dove visse, lo ripeto ancora, un reduce autentico della Grande Epopea Napoleonica, e dove una pietra, una parola, che lo rammenti e che i Maestri potrebbero, passando, additare ai fanciulli, via... non sarebbe poi una cosa troppo superflua, in tanta povertà, che ci circonda, di tradizioni proprie e di ricordi...

Napoli 07/04/1913

Francesco Pavone

La discendenza dalla famiglia Galano, di cui l'articolo sopra, con il matrimonio tra Carmela Galano ed Alfonso Siniscalchi, vedrà poi la progenie attuale, la famiglia Siniscalchi Montereale, a conduzione della secolare tenuta "San Teodoro", nel cui antico casale, alcuni documenti del catasto, già collocavano la presenza di un fratoio alla fine del XVIII secolo. Di costruzione ancora precedente, troviamo il frantoio situato nel palazzo Galano, di Copersito Cilento frazione di Torchiara, la cui costruzione risale addirittura alla fine del XVII secolo. Oggi il palazzo Galano è abitato dalla famiglia Siniscalchi Montereale ed è costituita dai 3 fratelli Mario, Fausto, Giuseppe ed i loro figli: Michele, Guglielmina, Andrea, Mario e Rachele.
Il racconto di viaggio di un umanista scozzese del 1828, Craufurd Tait Ramage, intitolato "Viaggio nel Regno Delle Due Sicilie" racconta proprio della sua tappa a San Teodoro. Eccovi qui riportata una estrapolazione:

"... Lasciando Agropoli sulla destra incominciai a salire... mi trovavo a soli 100 km più a sud di Napoli eppure le foglie qui erano già pienamente sviluppate ed i frutti incominciavano a predere forma. Il terreno sembrava particolarmente adatto agli ulivi, alcuni dei quali raggiungevano dimensioni a me fino ad allora ignote. Le viti crescevano alla maniera a cui ero ormai abituato, di albero in albero in graziosi festoni che rendevano il paesaggio ancora più bello. Decisi di fermarmi alla prima casa rispettabile che avessi incontrato per mettere alla prova fino a che punto giungesse l'ospitalità da quelle parti. Dopo poco potei mettere in pratica questa mia decisione perchè giunsi ad una casa che si trovava in condizioni abbastanza buone e nella quale il proprietario stava facendo dei lavori per ingrandirla. Questo prometteva bene e mi diressi verso la porta d'ingresso dove si fece avanti un uomo; a questi chiesi se aveva del vino, che io ero pronto a pagare, ed aggiunsi che se non ne avevano , anche l'acqua sarebbe stata merce pregiata. Gli dissi che ero venuto da un paese lontano per ammirare le bellezze del suo. Non vi fu, tuttavia, bisogno di particolare incitamento perchè egli mi offrisse quanto gli avevo chiesto ed anche di più. Chiamò, affinchè ci portassero delle sedie e ci sedemmo all'ombra di un albero mentre lui dava ordini ad un servo di portarci qualcosa per rifocillarci. Quanto mi veniva offerto era cibo scarso e grossolano, ma era evidente che veniva offerto di buon cuore e questo avrebbe compensato largamente anche vivande di qualità più scadente. Di fronte al vino tuttavia mi arrendo, poichè me ne venne propinato di qualità eccellente, che, se fosse stato ghiacciato, sarebbe stato un vero e proprio nettare. Conversando con il mio ospite mi accorsi che egli si esprimeva con assai maggiore forbitezza di quanto mi sarei aspettato in un luogo così remoto, e non potei fare a meno di esprimergli la mia meraviglia nell'essermi imbattuto in una persona dai modi così distinti e dalla mente così aperta; egli rise ed alzò una mano mutilata di due dita, che portava segni di altre ferite, e rispose che non sempre aveva condotto una vita altrettanto tranquilla e pacifica come conduceva adesso. Aveva preso parte a varie campagne sotto Napoleone, aveva assistito all'incendio di Mosca e durante la tragica ritirata delle truppe francesi se l'era cavata con la perdita di alcune dita delle mani e dei piedi.Viveva ora in una piccola proprietà che aveva ereditato e lamentava solo l'assenza di un mercato adeguato per vendere quanto produceva in più del suo fabbisogno... Gli domandai cosa producesse in prevalenza e mi disse che i suoi maggiori prodotti erano l'olio d'uliva ed il granoturco... La natura difficilmente cambia riguardo a queste cose. Cicerone (Fam. IX. 16)quando dice: "Solebam antea delectari oleis et lucanis tuis", " Solevo delziarmi delle tue olive e delle tue salsicce"... il mio ospite parlava anche in termini entusiastici di fichi secchi, che si trovano prevalentemente nella zona del Cilento che fa parte di questa regione, e che sono quelli che i romani chiamavano "Caricae", tenuti in così alta considerazione da essere considerati cibo degno degli dei... Essendomi ristorato , mi separai a malincuore dal mio intelligente ospite, dovendo proseguire ancora per qualche altro chilometro prima che il sole raggiungesse la ferocia del meriggio se volevo giungere sullo Stella prima del tramonto..."


Oggi l'azienda di famiglia è dedita principalmente alla produzione di olio extravergine di oliva, ricavato per la maggior parte dalla cultivar autoctona dell'ogliarola. Partendo da una tradizione secolare, conosciuta fin dai tempi più antichi per le sue qualità invidiabili, l'azienda Siniscalchi Montereale unisce le più avanzate tecniche produttive per fare di un olio, che nasce già spontaneamente come un prodotto qualitativamente straordinario, una vera e propria opera d'arte. Trovano inoltre spazio anche un vigneto di uva aglianico e numerose piante di Fico Bianco del Cilento (Dottato), sparse fra gli ulivi come un tempo, per completare il cerchio dei prodotti più caratteristici e d'eccellenza che la storia stessa ha selezionato nel corso dei secoli per la loro unicità.

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