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OLIO PER "PASSIONE"

La virgolettatura della parola PASSIONE non è casuale. Ciò che mi appassiona veramente è il bello e l'ideale, ancora il disvelamento del vero e la natura delle cose fin dentro la loro più profonda essenza. Avere a che fare con questa realtà olivicola è stata una circostanza familiare, una casualità. Di solito l'interazione con le cose permette ai soggetti agenti di vivere delle esperienze dirette, sulla propria pelle, con l'oggetto in questione. Per tante persone cominciare a comprendere qualcosa addentrandosi appena in un solo ambito dello scibile umano rappresenta già motivo sufficiente per urlare la loro passione, soddisfatti di padroneggiare sufficientemente almeno una conoscenza. In verità credo che per il più delle volte si tratti di un luogo comune in cui ricadere per convenzione sociale, perché ciascuno di noi è tenuto a sapere, nei confronti di se stesso e degli altri, quale sia questa passione, ed in mancanza di essa a trovarne una che appositamente soddisfi questo scopo, che abbia quelle caratteristiche poc'anzi descritte, ovvero che sia una qualsiasi delle proprie conoscenze appena comprese in maniera maggiore. Se la mettiamo in questi termini, però, quello che mi appassiona è il nulla. Tale genere di passione consuetudinaria, infatti, non mi riguarda. Per me non esiste davvero un qualcosa che si erga al di sopra delle altre, né che io comprenda in maniera maggiore o minore, o almeno, non in misura tale da doverne preferire una piuttosto che un'altra. Di certo ho una predilezione per tutto ciò che riveli profondità. Per quanto non sia dato conoscere qualcosa per intero, seppur la più semplice, talune cose, nonostante al primo sguardo siano difficilmente scrutabili, mostrano immediatamente il loro fondo (quel fondo di cui ci si accontenta e per cui si ritiene di saperne a sufficienza). Come una pozzanghera la cui torbidezza non lascia trapelare il fondo che in verità è posto a soli due centimetri dalla superficie, scoperta a cui consegue, spesso, una perdita di interesse. Ben altro fascino esercitano le profondità abissali, il cui fondo è irraggiungibile, e la ricerca ed il gusto della scoperta non trovano mai fine. Come non ritenere interessanti le scienze, l'architettura, la biologia e l'arte? Come rinunciare ad affacciarsi per osservare l'infinito nell'universo attraverso l'istanza veritativa della filosofia grazie alla quale tutte le conoscenze e le verità scientifiche abbandonano il loro idiotismo specialistico convergendo organicamente nell'universale?

La conoscenza dunque si rivela essere l'elemento fondamentale per poter apprezzare qualsiasi cosa, poiché ci fa sentire in intimo contatto con essa, rievocando ricordi dal passato ed anche riesumando emozioni vissute durante il tempo del nostro apprendimento e del nostro primo contatto con quell'esperienza, creando un'affinità con la nostra stessa anima forgiatasi in tali circostanze. All'interno di uno spazio a noi noto, in una dimensione in cui sentirsi a proprio agio, nel nostro habitat. La conoscenza e la comprensione sono sempre strettamente correlate ad un coinvolgimento più intenso in relazione alle cose. È una verità evidente se si osservano i fatti con attenzione.
Mangiare è uno dei piaceri più grandi che esistano nella vita, se consideriamo la frequenza con cui si mangia, addirittura il più grande di tutti. Avere cognizione di ciò che mangiamo ci porta in quella condizione di cui ho parlato, ne aumenta il coinvolgimento ed il godimento. L'aspetto della sfera ideale non va sottovalutato perché è in grado di esercitare un effetto tutt'altro che marginale sul piano della percezione olfattiva/gustativa. Compiacersi di un alimento che abbia una storia che conosciamo, consapevoli della sua realizzazione a regola d'arte, è qualcosa che personalmente mi emoziona. E sono davvero poche le cose in grado di farlo. Il pensiero stesso di qualsiasi cosa che risulti realizzata come espressione del suo massimo potenziale, mi commuove. È questo tipo di soddisfazione, personalmente, l'unica vera spinta alla realizzazione del nostro olio. In un mercato che è capace di sacrificare qualsiasi valore sull'altare del profitto non c'è posto per l'olio San Teodoro.

Nell'esprimermi con tale sincerità ed incurante di trasgredire le consuete regole del commercio non ho alcun timore, perché quelle regole valgono per i prodotti e per un pubblico consueto, ma qui, con voi che avete scelto di soffermarvi a leggere queste righe, non c'è contenuto che debba preoccuparmi di occultare. Mi permetto persino di trascurare un linguaggio semplice ed immediato, perché la moltitudine distratta del consumatore medio che ingurgita qualsiasi cosa senza preoccuparsene, non è il mio obbiettivo. Quella moltitudine dal gusto distorto dai "cibi spazzatura" che ha smarrito le proprie origini al punto tale da aver annullato ogni residuo senso critico, finendo con l'accettare per annessa ignoranza e supinamente qualsiasi porcheria venga loro proposta dal mainstream mediatico. La moltitudine che difficilmente potrebbe apprezzare e tantomeno riconoscere quell'intenso profumo di olive appena frante. Non ha importanza se saranno pochissimi gli intransigenti ad accogliere questa mia maniacale esigenza di perfezione, io desidero e sarò soddisfatto unicamente di poter condividere tutto questo con loro, con quei pochi fortunati capaci di godere di tale valore aggiunto.

Per tutti quelli che non accettano compromessi. Per tutti quelli che inseguono il bello e l'ideale in ogni cosa.

Michele Siniscalchi Montereale

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